PUGNI E CAREZZE
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di Vittorio Sanna
Il pensiero è stupendo e anche tra i tifosi del Cagliari, nasce un poco strisciando. È l’idea di poter fare meglio, di aver lasciato qualcosa, di continuare a sbagliare. Ma è un pensare positivo, rivolto a qualcosa di più di quel che si ha. Forse per questo i pugni fanno ancor più male, perché procurano K.O. ritenuti evitabili. Possiamo concentrarci sulla strana sensazione di poter fare di più o sul dolore per l’ennesima sconfitta, ma di certo ci sono margini di crescita presunti e irrealizzati che valgono un potenziale inespresso.
Concetto che dovrebbe mettere d’accordo tutti prima di dividerli in ottimisti e pessimisti. C’è chi dice che da questo status non si esce e chi invece sostiene che pian piano si riuscirà a migliorare. Tra questi ultimi lo stesso tecnico rossoblu Davide Nicola che a sua volta è tra gli imputati e che, senza dubbio, è il primo a mettersi in discussione. Contro la Juve si è sbagliato. Bisogna identificare e concordare su che cosa non ha funzionato. Se i giocatori hanno fatto il loro dovere c’è da chiedersi se altri giocatori avrebbero potuto fare meglio. Il secondo tempo direbbe così se non ci fossero sempre le cautele del caso, atteggiamento avversario, stanchezza sulle gambe. Palese che l’aggressività di Luvumbo e l’intraprendenza di Coman hanno dato nuova linfa, anche se non hanno stravolto i valori. Si perdeva prima e non si è vinto dopo. Si è pareggiato ma soprattutto grazie a Caprile, ancora una volta eroe della giornata e protettore della discussione che con un solo gol al passivo ha ragione di esistere.
L’idea che mi accarezza è che bisogna pensare a sedici e non a undici. Non deve essere una sconfitta giocare in corso di gara, anche per meglio interpretare i diversi momenti. Superare il concetto di titolare liberebbe da presunte promozioni, premi, punizioni o bocciature.
Secondo tema: il coinvolgimento. Ci sono giocatori che rischiano di sentirsi stranieri dentro la squadra. Non pare che ci siano fuoriclasse e brocchi. Le differenze sono sottili e talvolta il volto nuovo è quello che porta la carica. Potrebbe servire tenerli in considerazione.
Ora Bologna. All’andata perdemmo per la presunzione di giocarcela solo tecnicamente. Se non carichi la bertula di pistoccus il rischio è di ripetersi. Ci vuole aggressività e coraggio, sapersi sporcare. Al costo di perdere il premio disciplina che fin da ragazzini, lo vincono sempre le squadre perdenti.