La Nuova Sardegna - Donadoni: "Ho sposato questo progetto: il Cagliari si sta preparando per fare il salto di qualità"

Col Milan ha vinto tutto. Da allenatore è arrivato in fretta ai vertici, diventando ct della nazionale nel 2006. Un’eredità pesante per Roberto Donadoni sostituire Marcello Lippi, fresco campione del mondo. Un’avventura finita dopo l’Europeo del 2008. Si è rimesso in gioco e l’anno scorso, a stagione cominciata, la chiamata di Cellino e lo sbarco a Cagliari.
- Come giudica la stagione appena conclusa?
«Sono soddisfatto. La salvezza è stata raggiunta in anticipo e la squadra ha saputo dare risposte importanti sul campo. E’ vero che nell’ultimo mese e mezzo c’è stato un calo di rendimento, ma non si poteva fare di più».
- Ne è proprio convinto?
«Abbiamo speso tanto fisicamente e mentalmente e gli infortuni ci hanno penalizzato. Avevamo pochi cambi e quando non hani quattro o cinque giocatori tutti insieme, diventa difficile».
- Si è avuta la sensazione che la squadra si sia afflosciata, abbia letteralmente staccato la spina.
«Inutile stare a girarci attorno, i risultati negativi sono arrivati perchè non avevamo la stessa concentrazione di prima, c’è stata meno attenzione e gli errori sono stati una logica conseguenza».
- Però questa situazione si verifica da tre anni, una volta salvo il Cagliari molla. C’è una spiegazione?
«La nostra è una squadra giovane, che deve ancora migliorare sul piano della personalità. E’ fondamentale avere sempre degli stimoli, non accontentarsi mai, cercare di volere di più. Ma queste cose dette così sembrano semplici, ci vuole del tempo per cambiare mentalità».
- Lei ha lavorato con Arrigo Sacchi, uno che forse stressava i calciatori.
«Ho avuto la fortuna di far parte di un gruppo eccezionale. Quel Milan era una macchina perfetta. Ho acquisito subito la mentalità vincente e cerco di trasmetterla alle squadre che alleno. Ma non è una cosa facile».
- Può essere che il Cagliari si sia spaventato quando si è parlato di Europa League? Ha sentito la pressione e la responsabilità?
- Non è questione di paura, il problema è un altro. Il Cagliari non è abituato a lottare per traguardi importanti, deve imparare a essere cinico, determinato, credere di più nei propri mezzi. Naturalmente senza perdere di vista che in realtà come queste, la cosa più importante mantenere la categoria».
- Cellino ha detto che non gli basta più?
«Il suo discorso è diverso e lo condivido. Lui dice che le ambizioni devono crescere gradualmente e la società sta lavorando per questo».
- Che cosa manca per fare il salto di qualità?
«Intanto bisogna avere la capacità di isolarsi e non farsi condizionare dalle voci esterne. I giocatori che si distraggono non sono sicuri di se. Il Cagliari ha tanti calciatori validi tecnicamente. Molti sono giovani e se vogliono coltivare ambizioni devono entrare in questa ottica».
- Quando è arrivato qui che situazione ha trovato?
«Sul piano ambientale difficile. Come prima cosa ho cercato di non stressare la squadra. Ho fatto capire ai ragazzi la mia idea di calcio e che ero pronto a confrontarmi con loro. Non impongo mai nulla, ma se qualcuno sbaglia agisco con fermezza. Con me, patti chiari e amicizia lunga».
- Lei ha sempre negativo l’esistenza di un caso Conti. Ha bluffato?
«No. Ritengo Daniele un giocatore con capacità tecniche al di sopra della nostra media. Per questo da lui pretendo di più, anche se questo concetto, in generale, vale per tutti. Nessuno deve mettersi sul piedistallo o sentirsi un titolare intoccabile. Quando Conti non ha giocato come mi aspettavo è finito in panchina.
Ma problemi non ce ne sono stati. Ha capito ed accettato le mie decisioni».
- Cellino recentemente ha detto: Conti e Agostini restano, per loro garantisce Donadoni. Conferma?
«Sì. Ho parlato col presidente e gli ho confermato che il nostro progetto non può prescindere da loro. Sempre che a Conti e Agostini faccia piacere restare. Ma credo di sì, sono molto legati alla maglia rossoblù. Sono due giocatori importanti, da loro mi aspetto molto. Possono aiutarmi nel lavoro di crescita dei giovani, sul quale mi concentrerò la prossima stagione».
- Biondini resta?
«Quando sono partito l’idea era quello di rivederlo in ritiro a luglio. Lui steso ha detto che vuole rinnovare il contratto col Cagliari, credo che a questo punto non ci siano più dubbi. Io sono contento, anche lui è un giocatore fondamentale per noi».
- Lazzari rientra nel vostro progetto?
«Perchè non dovrebbe? Lui credo sia felice di proseguire la sua avventura in Sardegna. E’ vero che lo scorso gennaio si è parlato insistentemente di un suo trasferimento al Milan, ma non è successo nulla. Il mercato è strano, magari arriva un’offerta alla quale è difficile rinunciare e va via. Non credo che accada».
- El Kabir lo conosce?
«Ho visto alcuni filmati e l’ho incontrato quando è venuto a Cagliari qualche mese fa. Credo sia un giocatore che in prospettiva può crescere e darci una mano, anche se inserirsi nel calcio italiano, molto diverso da quello svedese, non è facile. Questo ragazzo ha delle potenzialità tecniche ma soprattutto una grande qualità: la voglia di arrivare. A noi servono giocatori così».
- Cellino ha detto che non è sicuro di riscattare Robert Acquafresca. Lei che cosa ne pensa?
«Queste sono domande da rivolgere al presidente. Io posso solo dire che io e lui siamo in sintonia su tutto. Se Acquafresca rimane sono contento, altrimenti si faranno altri ragionamenti».
- Con lei in panchina il Cagliari ha dato qualche giocatore alla nazionale. Una bella soddisfazione.
«Non c’è dubbio. L’ho già detto, noi abbiamo dei giocatori dal grande futuro».
- Cellino non ha voluto fare anticipazioni sui prossimi acquisti, lei può fare un’eccezione?
«No. Dico soltanto che abbiamo le idee chiare».
- Calcioscommesse, anche il Cagliari è stato tirato in ballo.
«E la cosa mi ha infastidito. Io dico due cose, la prima è che i colpevoli di queste schifezze, quando si ha la certezza del reato, vanno radiati senza concedere appelli. L’altra è sulla mia squadra, abbiamo avuto un calo fisiologico, ma le nostre partite sono state regolari. Il mio è un gruppo di bravi ragazzi e non di furbetti».
- Lei ha una soluzione per debellare un fenomeno che si ripete?
«Pene severe e senza sconti. Un giocatore giovane se sa che rischia la radiazione, ci pensa bene prima di fare sciocchezze. Chi non ha moralità non merita di stare nel mondo dello sport. E’ un principio sacro».